07/03/2008
IRENE PIVETTI PER «CASALINGA IN CARRIERA»
DUE PAROLE CHE PENSO
Prefazione al volume Casalinga in carriera di Elisa Tumbiolo
(Edizioni Ares, collana «Sagitta», pp. 184, euro 12)
di Irene Pivetti

Casalinga per niente disperata: fosse per me l'intitolerei così, questo libro buffo e rivoluzionario, tanto per mettere subito alcuni puntini sulle i. Leggete tre pagine a caso e sarete d'accordo con me. Ma forse nemmeno casalinga è un termine che si addice poi tanto, visto il portato storico un poco deprimente che questa parola nonostante tutto non riesce a scrollarsi di dosso.
Perciò, ricominciamo così: Elisa Tumbiolo è una donna che lavora, in casa o fuori casa non ha importanza. L'ho conosciuta e seguita capo ufficio stampa, prima per me e poi per altre istituzioni, e la riscopro manager domestico, autore di questo baedecker della sopravvivenza che viene alle stampe con la serena sfacciataggine di chi non si cura delle letture ideologiche libro cripto-femminista, postmoderno o maledettamente reazionario? Chi se ne importa raccontando semplicemente il mondo come lo vede. Consigli preziosi e caustiche osservazioni sulla vita di tutti i giorni si intrecciano con naturalezza a una struttura organizzata come un report aziendale, che scandaglia per segmenti distinti tutto ciò che è necessario alla corretta gestione di una casa, e conferisce all'insieme una sua certa apodittica, intrinseca autorevolezza.
Con la linearità di un esperimento di fisica, o di un libro di cucina, che è lo stesso, nonché molto sense of humour va detto, Elisa ci racconta però anche una storia interiore, tutta sua certo, ma nella quale in tante, a occhio e croce diversi milioni, riconosciamo le nostre battaglie private, le nostre quotidiane trincee, le Bastogne familiari ignote e coraggiose, come l'avamposto belga assediato dai nazisti nella seconda guerra Mondiale, immortalato in un celebre film di genere del 1949. Perché Casalinga in carriera è anche un diario di guerra, scritto con la stessa esperienza con cui Robert Duvall in Apocalypse now usa la cavalcata delle Walchirie, mentre attacca i Vietcong con gli elicotteri: per seminare il terrore fra i nemici.
E i nemici qua non sono lo sporco e il disordine, come avrebbe pensato una brava massaia anni '50, quella generazione di donne vittime del reflusso post-bellico, che dopo essere state amministratore delegato e tranviere durante la guerra, con gli uomini impegnati al fronte, venivano ricacciate sul sellino posteriore della Vespa, graziose propaggini del maschio che guida. No, qui i nemici sono la parte oscura di sé, quel buio dentro che ti impedisce di vedere la gioia che regali quando fai una torta, ancorché un po'scalcagnata, e quanto genio ci vuole per programmare il bucato il pediatra e le nuove tariffe telefoniche senza perdere l'abitudine a leggere il giornale. Il nemico è il crollo dell'autostima, che ti prende di soppiatto dopo un po' che sei costretta a casa, con la perplessità che quella «pausa di riflessione» si stia allungando un po' troppo, o quando germoglia il dubbio che quella scelta controcorrente che pareva tanto accattivante e persino romantica in fin dei conti si riduca a vedere in tutto il giorno solo la faccia del postino per la raccomandata, e ti senti morire.
Ma il nemico è anche la frustrazione di chi a casa ci sta poco e male, concentrata sul lavoro come è bello e giusto, ma poi schiacciata dalle incombenze, sempre tante, che aspettano la sera, e comunque scontenta di quel che arriva a fare. Elisa scrive per tutte, ci viene a prendere là dove ci troviamo e ci invita a scompaginare le carte, e non dare per scontato l'esito della partita: tra consigli sensati, esperienza pratica e astuti stratagemmi ridisegna la pianta di casa nostra come una specie di mappa del tesoro, dove niente è solo come sembra bensì spesso più di quel che ci aspettiamo.
Scritto per le donne, à§a va sans dire, Casalinga in carriera farebbe del bene anche agli uomini: a quelli che stanno e che non stanno a casa, che se ne occupino oppure no, non foss'altro perché non c'è motivo di conoscere come funziona il navigatore della macchina e non i programmi della lavatrice. E' una questione di apertura mentale.
Però, non chiedete a Elisa di spiegare perché ha raccolto questa sua esperienza, sofferta o ridacchiante, in un libro da condividere con gli altri: è evidente, alla prima occhiata, che ne valeva la pena, e tanto basti. Ciascuna donna anzi, casalinga, o in carriera, o tutte e due, sa di aver dentro di sé quello stesso libro, ed è buono e liberatorio che qualcuna si prenda la briga di dargli la luce. Chiedetele piuttosto che cosa aspetta a scrivere i prossimi: sul marito, i figli, i vicini di casa, e via tutto il bestiario di affetti e sopportazioni in cui siamo immersi, e del quale pure facciamo parte. Sarà divertente vedere che cosa ci trova di buono.
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